Quando è nata la Fiera della Civetta di Crespina? Da sempre. Pare impossibile che vi sia stato un primo anno, un anno in cui si è cominciato, perché Crespina e la Fiera forse sono nate insieme. Da tempo immemorabile tutti i 29 di settembre, festa di S. Michele, si va a Crespina per la Fiera delle Civette, sagra plurisecolare che si ripete intatta, come un cerimoniale sempre uguale e sempre nuovo, che conserva incontaminato il fascino e la malia della antica festa, come conserva le case salde e dorate, nascoste tra gli olivi, o le vigne appena visitate da un dolce, malinconico inizio d’autunno.

Così sono sempre gli stessi annosi parchi delle ville fastose, ed il dolce paesaggio di colline digradanti verso il mare, che si può intravedere, o immaginare, in una leggera striscia più azzurra all’orizzonte.

Ma Crespina è ancor più preziosa perché vi è rimasta intatta l’arte di allevar le civette. In ogni casa vi è un civettaio, una di quelle persone capaci di addestrare le civette per la caccia alle lodole: un arte antica, umile, preziosa, tramandata religiosamente di padre in figlio, di generazione in generazione, fatta di mille accorgimenti, trasmessi a voce, frutto di pazienti scoperte anonime.

La civetta ha esigenze particolari di vita e di alimentazione e l’addestramento richiede un esercizio continuo e metodico, una comunanza di vita fra il civettaio ed i pennuti allievi, per ottenere un rapace perfettamente addestrato che, con inchini, movenze e voli invitanti, sappia attrarre a sé le allodole più restie.

La civetta allora non è più solo un prezioso ausiliare, ma diviene un simbolo per la simbiosi fra l’uomo e l’animale, che vuole essere di sfida alle rigide leggi della natura. È nella gara delle civette, fra i volteggi che l’animale deve compiere, che si supera il vincolo, si plasma di razionalità il libero comportamento degli uccelli e l’uomo afferma la sua signoria. In questo clima è nata la leggenda o la vecchia storia che, nella notte si S. Michele, i giovani di Crespina, un tempo, regalassero una civetta alla ragazza più bella (eleggendo materialmente la…più civetta del paese!).

Questa è stata un opera di giustizia per lo strigide da secoli calunniato e vittima di cupe leggende, ma che i Greci onoravano come consigliere di Minerva, simbolo vivente della saggezza. I giovani di Crespina, regalandolo alla ragazza amata, esibivano il potere vivificante della ragione e le prove iniziatiche di una virilità dominatrice, di una capacità, di una umanità faticosamente raggiunte.

Per questo i cittadini di Crespina hanno voluto onorare le piccole, domestiche, mansuete civette con una fama che vada ben al di là delle piane di Cenaia o della Maremma erigendo loro un maestoso monumento di bronzo. Nell’opera, da un masso grezzo di pietra locale, si erge un tronco d’ulivo, incoronato da branchetti di uccellini e dominato da alcune civette di rara fattura e potenza espressiva. Anche le civette hanno un monumento ed è giusto. Noi cacciatori le abbiamo fatte uscire dagli incubi notturni e dai fumosi antri delle streghe ed abbiamo dimostrato agli increduli che non sono uccelli del malaugurio, ma piccoli animali con gli occhi sentimentali e dalle piume vellutate e calde.

Pier Luigi Chierici – 1971


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *